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A I U T A C I a proporre interventi e iniziative a favore dell'accessiblità universale.
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  Benvenuti nel sito di ANGOLOGIRO, associazione rivolta alla valorizzazione, promozione e sviluppo dell'accessibilità universale delle Risorse del Territorio ed in generale di tutti i luoghi suscettibili di essere fruiti dai cittadini. Per chi per la prima volta si ritrova a riflettere sul significato di questo fondamentale principio, sul quale si fonda la nostra associazione, è propedeutico capire cos'è l'accessibilità universale. LOGO
 
  icon L' ACCESSIBILITA' UNIVERSALE, diritto e dovere di tutti, nessuno escluso.    
 

Quando si incominciò a parlare di eliminazione delle barriere architettoniche, il primo pensiero si rivolse ai soggetti portatori di handicap motorio, tanto che il primo pittogramma - in uso ancora oggi - è una carrozzina stilizzata. icon
Ma ciò ha comportato una progressiva disattenzione verso tutte le altre condizioni di disagio: come se, risolto il problema dell'accesso ai disabili motori - molto spesso solo in modo cartolare -, si fosse risolto in un colpo solo il problema dell'accessibilità nel suo intero.
La fruizione (e quindi l'accessibilità) di un bene viene considerata "universale" se tutti possono accedere, fruire ed uscire dalla struttura senza richiedere l'intervento di terzi.
E' stato molto comodo restringere il campo del disagio fruizionale ad una sola categoria fingendo di disconoscere che in realtà esso attiene a numerose categorie di persone, molto variegate e spesso poco o per niente visibili.

"accogliere è dare all'altro ciò che questi è in diritto di attendersi"

Un principio, una premessa, non un obiettivo: poiché oltre questo limite, un altro dovere si impone: dare all'altro, senza differenze, quello per cui tutti i cittadini contribuenti versano allo Stato i loro tributi.
"Senza differenze" vuol dire che "tutti" devono potere esercitare il diritto di fruizione attraverso le stesse vie, senza dovere utilizzare percorsi alternativi, gerarchicamente subordinati.
"Tutti" significa che "nessuno" deve essere o sentirsi escluso, penalizzato, parzializzato.
E' naturale che soggetti portatori di handicap gravi, che presuppongono l'ausilio di altre persone per l'espletamento delle funzioni relazionali anche nella vita privata, potranno trovare giovamento nell'adozione dei presidi previsti in questo protocollo ma non potranno risolvere i loro problemi attraverso gli stessi presidi.
In realtà l' "uomo standard" non esiste: dobbiamo renderci conto che siamo tutti diversi nell'approccio alla fruizione, basti pensare a quante variabili esistono nelle
capacità individuali:

(continua a leggere...)

  1.i non vedenti ed i mal vedenti
  2.i non udenti ed i deboli di udito
  3.gli anziani
  4.i bambini
  5.gli obesi
  6.le persone di statura inferiore alla media
  7.le donne incinte, le puerpere e le mamme con bambini in carrozzella
  8.gli asmaticii e i cardiopatici
  9.gli allergici e gli intolleranti alimentari
10.gli handicappati temporanei a seguito di esiti di incidenti, interventi operatori, gravi malattie
11.oltre, ovviamente, ai paraplegici, tetraplegici, emiplegici, spastici etc.

Si è voluto espressamente non comprendere nell'elenco tutte le persone affette da handicap psichico, poiché la soluzione al loro problema esula da qualsiasi soluzione tecnico progettuale e poiché la loro condizione di disagio (se non associata a disabilità motorie o sensoriali) non preclude l'uso di normali vie d'accesso.

Di fronte a tale ventaglio di situazioni si capisce senza difficoltà che non può bastare l'eliminazione pura e semplice delle barriere architettoniche alla deambulazione, ma serve capire a fondo quali sono le necessità di una popolazione svantaggiata, spesso silenziosa e non visibile.

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